La recente norma UNI 11895 tratta della sicurezza delle coperture vetrate definendo il metodo di prova, la classificazione dei risultati e guida alla corretta scelta delle prestazioni di sicurezza. Alla prova sul campo, i progettisti hanno notato che la norma prevede una serie di prove, carichi e sovraccarichi che possono risultare più restrittivi di quelli previsti dalle Norme Tecniche per le Costruzioni NTC 2018. Di questo disallineamento tra le due normative, che può essere fonte di problemi, scrive il progettista ing. Ermanno Tonda.
La sicurezza delle coperture vetrate
Oggi affrontiamo un tema spinoso e, per molti versi, praticamente sconosciuto ai più. Il tema è quello delle strutture vetrate aventi funzione di copertura. Il serramentista diligente, quando deve affrontare un’opera del genere (e se non è già stato fatto dalla committenza) si rivolge al suo tecnico di fiducia per dare una forma e una dimensione ai vetri. In questo senso, il tecnico diligente chiederà indicazioni su posizione, indirizzo, altezza, sovraccarichi richiesti e, con tutti questi dati, calcolerà il carico neve e la pressione del vento (ai sensi delle NTC 2018, of course) e si preoccuperà quindi di definire lo spessore degli stratificati, nei termini dei limiti di tensione/deformazione previsti dalla normativa vigente.
La UNI 11895
Bene, bravi. Fin qui tutto bene, anzi no. Non va bene affatto. Perché non va bene !? perché, dalla fine del 2023, è entrata in vigore (a gamba tesa, direi) una nuova norma UNI che scompagina tutte le carte che avevamo faticosamente ordinato sulla nostra scrivania. Mi riferisco alla UNI 11895: 2023 intitolata “Vetro per edilizia – Sicurezza delle coperture vetrate – Metodo di prova, classificazione dei risultati e guida alla corretta scelta delle prestazioni di sicurezza”. (Vedi anche l’articolo sulla UNI 11895)
La norma in sintesi
Cosa ci racconta di bello questa UNI? Ci racconta che esistono 3 tipi di vetrate per le coperture (Classi 1,2,3) in funzione dei sovraccarichi che possono sopportare.
La classe 1, per esempio, è progettata per sopportate i sovraccarichi di normativa (peso proprio, neve, vento….) + il transito occasionale dei manutentori e dei loro attrezzi mentre, la classe 3, è progettata solo per i sovraccarichi di normativa senza il transito di manutentori e/o attrezzature.
A questo punto voi obbietterete che non c’è nulla di nuovo sotto il Sole. Le NTC già contemplano questi sovraccarichi e, in più, prevedono i carichi di manutenzione in copertura (50 daN/m2 diffusi e 120 daN puntuali al centro della lastra).
Valori più restrittivi
Bravi, giusto. Tutto vero, salvo il fatto che la UNI 11895 ha previsto una serie di prove e carichi extra NTC 2018 che, in linea di principio e di fatto, possono risultare decisamente più restrittivi della (già) non semplice verifica ai sensi delle Norme Tecniche per le Costruzioni 2018. Mi riferisco, in particolare, alle prove sulle coperture in classe 1 (quelle dove il manutentore può camminare sui vetri con la sua bella borsa degli attrezzi; in pratica il 90% delle coperture vetrate…). Per questa classe di vetrazioni sono previste due prove da impatto (una per caduta di corpo rigido, l’altra per caduta di corpo molle). Queste prove, sostanzialmente dinamiche, servono a valutare la resistenza della vetrata alla potenziale caduta di grandine o attrezzi, oltre all’omino che scivola e cade al suolo, pardon, sul vetro.

La norma diventa ‘cattiva’
Fin qui tutto bene; ora però la norma diventa cattiva e, al punto 4.2.4, dice essenzialmente questo:
“se le prove d’impatto sono state superate e i vetri non si sono rotti, prendi il martello e rompili tu, anzi, rompi TUTTE le lastre che compongono lo stratificato, poi ci metti un bel sovraccarico da 180 daN che corrisponde a 2 persone che gravano insieme sulla lastra (…sulla lastra stratificata completamente rotta…) e ce lo lasci per 30 minuti. Se la lastra non si è sfilata dai suoi appoggi e non è andata giù al suolo, siamo tutti felici e la copertura può definirsi a norma”.
Carichi e sovraccarichi
Avrete ben compreso come, questa condizione particolare di carico, possa rappresentare un impegno decisamente maggiore rispetto al solo sovraccarico neve (a Milano, per esempio, si attesta sui 120-130 daN/m2 mentre a Savona, per fare un altro esempio, si attesta sugli 80 daN/m2)
Poi, c’è quest’altro aspetto da considerare: i vetri della prova sono TUTTI rotti, quindi il minimo residuo di resistenza è solo in stato di compressione giacché, a trazione, la resistenza è diventata nulla. Ma quindi, in definitiva, cosa mi tiene su la lastra?
L’intercalare
Quindi, quando si preventiva una copertura del genere, la scelta dell’intercalare dovrebbe necessariamente cadere su una tipologia in grado di trasmettere lo sforzo di taglio (quindi, dentro la famiglia dei plastici rigidi)
Brutta storia per il PVB standard….
Ing. Ermanno Tonda, Progeco Engineering






