L’Italia non ha recepito la Direttiva EPBD sulla prestazione energetica degli edifici entro il 29 maggio. C’è ancora spazio per un recupero del tempo perduto entro fine anno. Tuttavia, le condizioni al contorno non lasciano molte speranze per un ripensamento dell’attuale Governo. Il mancato recepimento della Direttiva EPBD rappresenta un’occasione mancata per il Paese, l’economia nazionale, le famiglie e le imprese.
Ieri 29 maggio scadeva la data per il recepimento della Direttiva EPBD4. A nulla sono valse le proteste di un ampio fronte di federazioni e associazioni del mondo delle costruzioni di cui abbiamo dato conto negli ultimi due anni.
Attuazione non facile della EPBD
Che il recepimento non sia cosa semplice e facile lo mostra l’elenco delle nazioni della UE che l’hanno recepita: Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Cipro, Danimarca, Finlandia, Lituania, Paesi Bassi, Romania, Slovenia, Spagna e Svezia. Sono 13 come attesta il sito ad hoc dell’Unione.

A parte la Spagna, mancano i paesi che contano per popolazione ed economia: Francia, Germania, Polonia e naturalmente Italia. Il che testimonia la non facilità di adozione della direttiva. Ma un conto è la difficoltà di adozione, un altro conto è l”opposizione al provvedimento. Per il nostro paese c’è sempre da rilevare che la direttiva EPBD è stata recepita nel marzo 2025 in Alto Adige, con l’approvazione dello Stato italiano, vedi news.
Sempre il sito dell’Unione dedicato ai National Building Renovation Plans segnala che entro il 31 dicembre 2025, tutti gli Stati membri dell’UE avrebbero dovuto elaborare un progetto di Piano nazionale di ristrutturazione edilizia. Una volta presentati i progetti, la Commissione li valuterà e potrà formulare raccomandazioni entro 6 mesi. Gli Stati membri dell’UE dovranno tener debitamente conto di tali raccomandazioni e presentare il piano definitivo entro il 31 dicembre 2026. Finora sono stati presentati 16 progetti di piano. Non credo che l’Italia abbia presentato alcunché. Sarei lieto di essere smentito in merito.
I piani nazionali di ristrutturazione edilizia
Rappresentano l’evoluzione delle strategie nazionali di ristrutturazione a lungo termine, che i paesi dell’UE sono tenuti a presentare dal 2014. I piani garantiscono la ristrutturazione del patrimonio edilizio nazionale, sia residenziale che non residenziale, pubblico e privato, trasformandolo in un parco edilizio altamente efficiente dal punto di vista energetico e decarbonizzato entro il 2050. L’obiettivo generale è quello di trasformare gli edifici esistenti in edifici a emissioni zero. L’obbligo per i paesi dell’UE di elaborare e presentare i nuovi piani di ristrutturazione è sancito dall’articolo 3 della direttiva EPBD sulla prestazione energetica nell’edilizia. Riassumendo: per il nostro Paese, no piano nazionale di ristrutturazione edilizia, no EPBD.
EPBD e costi dell’energia
Oggi l’energia è diventata, a causa della guerra del Golfo, un tema vitale per tutti i paesi. Italia in primis, che di energia propria ne ha veramente poca. L’EPBD non è solo strumento per ridurre le emissioni di CO2. “Nell’attuale contesto di crisi economica e geopolitica, la riqualificazione energetica rappresenta un modo estremamente efficace, scalabile e affidabile per ridurre i costi energetici”. Ce lo ricorda Rosalinde van der Vlies, direttore alla Commissione europea. Considerando che gli edifici rappresentano il 40% del consumo energetico totale nell’Unione Europea e il 36% delle emissioni di CO₂ legate all’energia, la loro ristrutturazione non è solo vantaggiosa, ma strategicamente essenziale.
L’efficienza energetica quale moltiplicatore
Ma c’è di più, aggiunge van der Vlies che spiega: “Le misure di efficienza energetica agiscono come potenti moltiplicatori economici: ogni euro investito nella ristrutturazione di un’abitazione genera in media 12 euro di risparmio energetico nell’arco della sua vita utile”.
Un plus per l’occupazione
La ristrutturazione, evidenzia il direttore della Commissione, offre anche importanti benefici in termini di occupazione locale: “ogni milione di euro investito in interventi di riqualificazione edilizia crea dai 12 ai 18 posti di lavoro locali non delocalizzabili, sostenendo le economie regionali e riducendo al contempo la domanda di energia”.
Occasione mancata, multa sicura
In conclusione, il mancato recepimento della Direttiva EPBD rappresenta un’occasione mancata per il Paese, l’economia nazionale, le famiglie e le imprese. Per di più sarà una perfetta per un’altra multa per infrazione che ci toccherà pagare senza fiatare, vedi news. Le infrazioni a carico del nostro Paese sono attualmente 75, di cui 59 per violazione del diritto dell’Unione e 16 per mancato recepimento di direttive. Ora saliranno, quasi certamente, a 76.
Ennio Braicovich
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