Riceviamo e volentieri pubblichiamo una serie di riflessioni del direttore generale di Finco, Angelo Artale, sull’andamento del settore costruzioni e dell’involucro edilizio. Anche alla luce della fine del PNRR e dei bonus fiscali, e del decremento demografico della nazione e della proiezione verso l’estero della filiera dell’involucro edilizio. Qui c’è futuro, asserisce Artale.
Durante un’intervista in occasione del cambio della presidenza Finco mi è stato chiesto come vedevo i settori della Federazione dal punto di vista della congiuntura economica.

Preoccupazione per l’edilizia
Ho risposto “con preoccupazione”. Per due fattori di ordine generale ed uno, per quanto riguarda la filiera dell’involucro edilizio che qui interessa, di tipo specifico. Quelli di ordine generale sono la ormai costante ventennale crisi demografica del paese che, accompagnata da una congiuntura economica non favorevole, ha ridotto/ridurrà nel tempo la domanda pagante per nuove abitazioni è un dato purtroppo abbastanza strutturale, che riguarda tutti i settori, ed al quale non si può che rispondere, all’interno del mercato nazionale, innalzando la qualità del costruito specie con riferimento alle riqualificazioni. Importante sotto questo profilo il piano casa, anche se da “modulare “ a seconda delle zone e importantissima l’attenzione alla qualità della posa in opera. E sotto il profilo dell’incremento dell’efficienza energetica lo Stato, incluse le amministrazioni locali, deve dare il buon esempio.
Dopo il PNRR
L’altro elemento sistemico di preoccupazione è la prossima fine del PNRR, i cui esiti, pur positivi, sono senz’altro inferiori alle aspettative di un’iniezione enorme di 180 miliardi di euro, che dovremmo restituire in gran parte anche sotto il profilo della partecipazione delle PMI al medesimo e dei consueti, purtroppo ritardi di pagamento alle suddette.
E dopo i bonus?
Vi è poi per quanto riguarda la filiera dell’involucro edilizio, un ulteriore dato costituito dalla fine prossima dei bonus, ivi incluse quelle formule di vantaggio, anche per il consumatore costituite, ad esempio, dalla possibilità dello sconto in fattura. Se è ben vero che vi sono stati degli abusi nell’utilizzo ad esempio del 110%, dovuti anche ad un non adeguato controllo, rischiamo di buttare il bambino con l’acqua sporca.
Il mercato nazionale si riduce
Ma aldilà di tutte le considerazioni di tipo oggettivo o meno che possono essere fatte, resta la circostanza che vede il mercato nazionale ora e soprattutto in prospettiva ridursi. Lo dico senza polemica: non c’è purtroppo bisogno di grandi centri studi o di pregevoli analisi Enea-che forse dovrebbe sentire un po’ più di operatori reali sul mercato-per percepirlo. Il fatto che gli ultrasessantacinquenni abbiano in Italia surclassato come numero gli under 18 e un fatto, così come resta un fatto che invece vi sono nazioni, anche aldilà del Mediterraneo, che raddoppiano la propria popolazione ogni vent’anni.
L’involucro edilizio italiano all’estero
A fronte di ciò è un’opportunità ma direi sempre più una necessità, oltre che un dovere associativo, quello di spronare le imprese ad affrontare i mercati esteri; certo può essere meno confortevole ma la mia esperienza negli ultimi tempi e che una volta che le imprese hanno fatto il passo poi, positivamente, spesso non tornano più indietro e cioè persistono in quel mercato o anche in altri. E questo è molto positivo, abbiamo visto delle manifestazioni organizzate insieme ad ICE con successo insperato di presenza anche nel settore dell’involucro edilizio.
Oltre le solite fiere
Al di là delle tradizionali Batimat, Sib, Big Five Dubai, eccetera, ma anche in Sudafrica, Kenya, Azerbaigian, eccetera. Per portare anche noi un po’ di Estero in Italia, non a caso nell’alveo della Federazione, quattro associazioni Acmi, Anfit, Assites e Pile, con il convinto supporto di Finco, hanno promosso CaseItaly Expo che già alla sua seconda edizione ha fatto registrare un’affermazione sul mercato, in alcuni settori più che in altri ma comunque complessivamente lusinghiera.
Angelo Artale, Finco
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