E’ entrata in pieno vigore la legge contro il greenwashing, pratica di comunicazione commerciale ingannevole e scorretta con cui aziende, istituzioni o enti a volte presentano i propri dati e fatti imbellettandoli.
Dal 27 settembre è entrato in piena operatività il dlgs 20 febbraio 2026 n. 30 che era entrato in vigore già lo scorso 24 marzo. Il decreto recepisce la direttiva (UE) 2024/825 di cui avevamo dato notizia giustappunto due anni fa, vedi qui. Consta di soli 3 articoli di legge e di 13 pagine di allegati e note. Il primo articolo è quello di peso e riguarda le Modifiche al codice del consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206. Tra le novità: il provvedimento interviene anche sulla durabilità, riparabilità e obsolescenza dei prodotti.
Greenwashing al bando
Sono esempi di comunicazione messa al bando termini come ‘rispettoso dell’ambiente’, ‘verde’ ‘amico della natura’. Sono messe al bando le affermazioni ambientali non supportate da elementi verificabili e dimostrabili o non supportate da standard di eccellenza certificati Ecolabel UE o marchi di qualità ecologica di tipo I in conformità della norma EN ISO 14024. Quindi, attenzione, con l’ambiente non si scherza più.
Durabilità, riparabilità e obsolescenza
Il dlgs 20 febbraio 2026 n. 30 va oltre le asserzioni ambientali ed entra nel merito del ciclo di vita dei prodotti modificando gli articoli 48 e 49 del Codice del consumo introducendo il tema della durabilità dei beni e l’indice di riparabilità degli stessi.








