L’Osservatorio Riqualificazione Energetica di Humans&Data racconta l’evoluzione degli edifici italiani dal 2020 al 2025 per effetto degli interventi di riqualificazione energetica degli immobili. L’analisi è stata effettuata su 2.177 interventi in Italia ed è basata su dati proprietari di Harley&Dikkinson, società di consulenza impegnata nella riqualificazione degli edifici. Confermati il ruolo essenziale di cappotti, serramenti e impianti.
Come cambiano l’edilizia e il patrimonio immobiliare in Italia a seguito degli importanti interventi di riqualificazione energetica degli immobili degli ultimi anni? Ce lo rivela un’analisi dell’Osservatorio Riqualificazione Energetica di Humans&Data effettuata su 2.177 interventi in Italia ed è basata su dati proprietari di Harley&Dikkinson, società di consulenza in campo edilizio.
Il campione
Lo studio ha analizzato un campione di 2.177 interventi in Italia, che hanno garantito un salto minimo di due classi energetiche, come dimostrato dall’APE (Attestato di Prestazione Energetica), che fotografa quanto un immobile sia efficiente dal punto di vista energetico, assegnando una classe di consumo che va da A4 (la migliore) a G (la peggiore). Secondo l’Osservatorio Riqualificazione Energetica, tra il 2020 e il 2025, gli interventi di efficientamento analizzati hanno riguardato un totale di 2,4 milioni di metri quadrati riqualificati e determinato un risparmio di CO₂ pari a 25,16 kg/mq anno.
Condomini e villette
Si tratta di interventi che, in oltre 7 casi su 10 (76%) hanno interessato gli edifici condominiali, categoria a sua volta composta per il 71% da condomìni con più di quattro unità immobiliari e per il 5% da condomini monoproprietari da 1 a 4 unità immobiliari. A seguire, con una quota del 19%, si posizionano gli interventi su edifici unifamiliari, mentre il 4% del campione è costituito da edifici di enti del terzo settore (IRPEF). Infine, una percentuale residuale, inferiore all’1%, include altre tipologie di immobili come Enti del Terzo Settore (IRES), Soggetti IRES Cooperativa Indivisa e Soggetti IRES Monoproprietari. Secondo l’Osservatorio Riqualificazione Energetica, tra il 2020 e il 2025, gli interventi di efficientamento analizzati hanno riguardato un totale di 2,4 milioni di metri quadrati riqualificati e determinato un risparmio di CO₂ pari a 25,16 kg/mq anno
Il patrimonio immobiliare
Dall’analisi della superficie riqualificata condotta dall’Osservatorio Riqualificazione Energetica di Humans&Data emerge che gli interventi di riqualificazione si sono concentrati perlopiù su edifici costruiti dal 1973 al 1991, con ben 841.000 mq, seguito a breve distanza dal trentennio precedente, 1945-1972, con 763.000 mq.

Salto di 4,5 classi energetiche
L’analisi dei 2.177 cantieri esaminati dall’Osservatorio Riqualificazione Energetica rivela che gli interventi di riqualificazione hanno prodotto una variazione media di 4,5 classi energetiche, confermando l’elevata efficacia delle opere realizzate.
Prima dell’intervento, il patrimonio immobiliare analizzato era fortemente energivoro. I dati mostrano che tre quarti degli edifici (il 75,6%) si concentravano nelle classi energetiche più basse e inquinanti: la classe F rappresentava da sola il 30,2%, seguita dalla classe E con il 24,4% e dalla classe G con il 21,1%. Le classi ad alta efficienza (da A1 a A3) erano praticamente assenti, rappresentando complessivamente meno del 2% del campione.
Dopo l’intervento
A seguito dei lavori le classi più inefficienti sono quasi scomparse (la classe F scende a 0,1% e la G viene completamente eliminata), mentre si assiste a un vero e proprio balzo verso l’alta efficienza. La classe energetica più performante, la A4, diventa la più popolata, accogliendo un quinto (22,6%) degli immobili riqualificati. Complessivamente, il 60% degli edifici raggiunge una delle quattro sottocategorie della classe A (A1, A2, A3, A4), seguite dalle classi C (13,6%) e B (13,8%). Gli interventi hanno spostato in massa il patrimonio edilizio dalla parte bassa e inefficiente alla sua estremità più virtuosa, realizzando una transizione energetica concreta e misurabile.

La riqualificazione energetica
In quasi la totalità dei cantieri italiani che interessano l’intero edificio, l’intervento più richiesto è il cappotto termico (oltre il 96%), confermandone l’importanza nella riqualificazione energetica. Seguono l’inserimento di un impianto fotovoltaico con (53%) e senza accumulo (55%) e dall’intervento antisismico (48,3%).
Gli appartamenti, invece, hanno scelto per l’84,6% dei casi di sostituire gli infissi e per il 72,4% la caldaia. Compare come terza scelta (nel 41% dei casi) l’installazione di schermature solari. Interessante infine è la scelta del privato in condominio di inserire l’impianto fotovoltaico (37,6%).

Le villette
Nelle villette unifamiliari, invece, le priorità sono la sostituzione della caldaia (spesso con l’installazione di una pompa di calore) nel 95,6% dei casi e l’impianto fotovoltaico o solare termico nel 89,6%, che indicano una strategia orientata all’autonomia e all’efficienza degli impianti tecnologici. Al terzo posto abbiamo la scelta di sostituire gli infissi con l’88,4% dei casi.
Il senso dell’indagine
L’elevato tasso di applicazione di serramenti dalle alte prestazioni energetiche sia nei condomini che nelle villette, come si evince dai grafici soprastanti, non può che far piacere a chi, come noi, si occupa di serramenti, vetri e schermature solari. Sono dati di deciso interesse anche per i mondi della progettazione e delle imprese alla luce dei recenti Decreti Requisiti Minimi, Conto Termico 3.0 e CAM Edilizia. I serramenti dalle prestazioni avanzate si sono dimostrati indispensabili per raggiungere classi energetiche elevate. Senza di essi non si va da nessuna parte. Sempre in attesa dell’applicazione della Direttiva EPBD4 (“Case Green”) che purtroppo il Governo tarda ad applicare. Una Direttiva che dovrebbe entrare in pieno vigore in Italia entro pochi mesi. La sua non applicaione sarà occasione per un’altra multa comunitaria? Speriamo vivamente di no.
a cura di Ennio Braicovich
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