Tre casi studio illustrano come si possa e anzi si debba accettare la riqualificazione energetica dei nostri beni culturali. Green economy e difesa del nostro patrimonio museale e archeologico possono andare a braccetto, sostiene il tecnologo Vito Antonio Chirenti. E noi della Redazione condividiamo pienamente questa posizione per due ragioni. Anzitutto perché crediamo fermamente nella difesa dei nostri Beni culturali. In secondo luogo perché crediamo che il nostro immenso patrimonio possa offrire nuove, e mai esplorate finora, opportunità alle aziende della Green economy.

Beni culturali, un patrimonio da efficientare
Il patrimonio edilizio pubblico è uno dei settori nei quali la riqualificazione energetica potrebbe dare più vantaggi, visto che gli edifici della PA valgono più dell’10% dei consumi energetici dello Stato.
Edifici storici sottoposti a vincolo
Nell’ambito della riconversione green del patrimonio artistico e culturale esistente, una delle sfide è senza dubbio la riqualificazione energetica degli edifici storici sottoposti a vincolo, un tema importante per un Paese come il nostro dotato di un patrimonio artistico immenso. Non a caso, proprio in Italia è stato lanciato il GBC Historic Building79, un nuovo protocollo per certificare la sostenibilità degli edifici storici, che nasce dalla sintesi tra due culture edilizie: quella americana, dove ha origine la famiglia di protocolli LEED®, e quella italiana, che comprende il più ampio patrimonio al mondo di conoscenze e competenze sul restauro storico e conservativo.
Una sfida non da poco
Uno standard innovativo, dunque, che mira a promuovere un nuovo concetto di conservazione sostenibile, nel quale convivono le esigenze di recupero di quella parte più pregevole e storica del parco edilizio nazionale e gli obiettivi europei di miglioramento energetico del costruito esistente. Tuttavia, qualsiasi intervento di rinnovo e ristrutturazione degli spazi interni ed esterni dell’immobile deve assolutamente salvaguardare le caratteristiche tipologiche e costruttive dell’edificio. Una sfida non da poco.
Sfida di competenze e di innovazione
Questa sfida è stata accettate da due aziende italiane: BIPV Italy branch del Chirenti Group, e Visen, marchio di Ahlux Italia. La prima specializzata in sistemi energetici per l’outdoor e la seconda in efficientamento e illuminazioni speciali museali.
Nuovi concetti emergono
Dalla sinergia tra le due aziende italiane nascono nuovi concetti e nuove possibilità di:
a) illuminare l’Arte (in maniera assolutamente sostenibile) con una “luce diversa” che permettere di scoprire e ammirare, nelle opere d’arte, nuovi e diversi colori, altri dettagli e particolari prima impercettibili, e di godere di inedite sfumature cromatiche. La Bellezza che si illumina ed emerge in tutto il suo splendore, prima poco esaltato da una “luce sporca”.
b) grazie a speciali tegole fotovoltaiche e moduli di BIPV, di illuminare affreschi archeologici di grande bellezza, senza invasive (e non autorizzabili), tracce per il passaggio di cavi elettrici e altre permanenti e impattanti modifiche.
c) intervenire, in aree protette e vincolate (dalle Soprintendenze e dal Ministero per i Beni culturali), per produrre direttamente dal sole, attraverso rivestimenti mimetici e integrati, l’energia elettrica necessaria per valorizzare ed esaltare la bellezza delle opere d’arte, le peculiarità storiche, culturali, artistiche, del nostro immenso patrimonio culturale, dei siti archeologici e degli edifici storici, rendendoli così maggiormente fruibili e apprezzabili.

Emblematici casi studio
1. Parco Archeologico di Pompei
Uno dei casi più interessanti si trova proprio vicino Napoli. Gli embrici e i coppi (di antica tradizione romana) del porticato di Villa dei Misteri, sono stati sostituiti con identici manufatti (per forma e colori) ma fotovoltaici. Tegole dall’apparenza antica che generano circa 10 kWp e, grazie alle quali, con l’ausilio di speciali accumulatori al fosfato, si è potuto illuminare di luce “pulita” i meravigliosi murali della sala del Grande Affresco. Tutto ciò senza invasive tracce per la rete elettrica.


2.Maxxi a Roma
Nel Museo nazionale delle arti del XXI secolo, ben duemila metri di travature frangisole in fibrocemento, sono state rivestite con “tegoline” fotovoltaiche in alluminio estruso, progettate per adattarsi ai fianchi delle travi e lasciare spazio per il passaggio dei cavi elettrici. Ogni tegola (100×10 cm), le cui celle sono protette da vetro temperato di vari formati per seguire le linee curve della copertura, ha una potenza di circa 25 Wp. Le 2000 tegole sviluppano insieme una potenza totale di 50 kWp. Anche questo splendido museo è illuminato con energia e luci “pulite”.


3. Museo delle Navi Romane di Nemi
Il vecchio rivestimento (in gres colore grigio equitone) che copre le falde spioventi del Museo, sarà sostituito con un identico rivestimento ma “captante”, per un totale di 750 mq. Che produrrà circa 100 kWp e permetterà di illuminare, grazie all’energia solare del BIPV, l’esterno e l’interno del museo (lavori attualmente in corso).

Conclusione
L’attenzione alla sostenibilità energetica ed ambientale, la valorizzazione e la conservazione del nostro patrimonio culturale saranno delle priorità nel nostro futuro. Realizzare sistemi ben gestiti di produzione energetica rinnovabile e ben integrata significa ridare valore all’ambiente e al nostro patrimonio culturale. Al contempo, significa programmare nuove prospettive di lavoro. I fondi messi a disposizione del PNRR possono aiutare.
Vito Antonio Chirenti, Chirenti Group







