Tema scomodo e poco affrontato, anche dalla letteratura tecnica, è quello della Durata di vita utile di vetrate isolanti e serramenti. Lo affronta Andrea Stevanato, esperto del settore vetro e vetrate isolanti, alla luce della normativa e dei recenti CAM. Un tema che, adeguatamente affrontato, potrebbe nascondere delle opportunità (e di business).

L’Autore. Andrea Stevanato, astevanato@civsystem.com, è esperto del settore vetro e vetrate isolanti con oltre vent’anni di esperienza in R&D, qualità e conformità normativa, sviluppata tra la Stazione Sperimentale del Vetro ed enti di certificazione. Membro dei gruppi di lavoro UNI e WG4, oggi affianca la direzione aziendale e le reti commerciali per trasformare i requisiti tecnici e le sfide della sostenibilità in soluzioni strategiche, competitive e orientate al futuro del mercato.
Il mondo dell’architettura e delle facciate continue è ossessionato dalle prestazioni d’avanguardia offerte dalla componente vetrata: selettività dei rivestimenti, trasmittanza termica (Ug) ai minimi storici, vetrate triple o soluzioni vacuum che promettono di azzerare l’impatto energetico: tutto bellissimo sulla carta e sui software di simulazione.
Durabilità e sostenibilità reale
Nel panorama attuale, dominato dai criteri ESG (Environmental, Social, and Governance) dai protocolli di certificazione come LEED o BREEAM e dai nuovi Criteri Ambientali Minimi (CAM), la durabilità non è più un concetto vago o solo un argomento da ufficio legale in caso di contenzioso, è un pilastro della sostenibilità reale.
A mio avviso i recenti CAM generano quello che si potrebbe definire “il paradosso dei 100 anni”. Un paradosso che sfida la durata di vita utile dei prodotti da costruzione. Vale la pena di riportare il decreto ministeriale ad hoc.
Dai nuovi CAM attualmente in vigore
“Per la conduzione degli studi LCA (life cycle assesment, valutazione del ciclo di vita) dell’opera è necessario definire un equivalente funzionale, così come definito in UNI EN 15978, che includa tutte le prestazioni tecniche di progetto, obbligatorie per legge.
La definizione dell’Equivalente Funzionale (EF) deve includere almeno la tipologia di edificio (es. ufficio) oggetto di studio, la superficie coperta utile e la durata di vita utile (Reference Service Life o RSL), che, per soddisfare i requisiti specifici di durabilità, adattabilità e riduzione dei rifiuti fissati dalla Commissione Europea per gli obiettivi di economia circolare nella progettazione degli edifici, non deve essere inferiore a 100 (cento) anni.
La durata di vita di cento anni trova motivazione nel valore del patrimonio architettonico italiano ed è coerente con l’orizzonte temporale indicato come più congruo nella rappresentazione degli scenari climatici.” (tratto dal punto 1.3.2 Studi LCA e LCC sul ciclo di vita degli edifici, Allegato 1, Decreto ministeriale sui CAM)
Vetrate isolanti ed edificio
Se una Vetrata Isolante (IGU) oppure un serramento perdono prestazioni nel tempo, il bilancio energetico e di carbonio di un edificio con grandi superfici vetrate (Embodied Carbon) crolla.
Il trilemma: EN 1279, CAM e il Regolamento UE 2026/52
Il quadro si complica ulteriormente alla luce della recentissima svolta normativa europea.
Con la pubblicazione del Regolamento Delegato (UE) 2026/52 (che integra la Direttiva “Case Green” 2024/1275), l’Europa ha standardizzato il calcolo del GWP (Global Warming Potential) nel ciclo di vita degli edifici di nuova costruzione.
Dal 2028 (per edifici sopra i 1000 mq) e dal 2030 (per tutti), il GWP sarà obbligatorio nell’APE e dovrà riflettere lo stato “come costruito” (as built), includendo l’impatto reale di facciate e vetrate effettivamente installate, comprese le fasi di manutenzione e sostituzione.
Qui le incongruenze temporali della filiera si scontrano con la matematica:
NORMA PRODOTTO - EN 1279-1 | ═► 25 ANNI, Aspettativa di vita utile dell'IGU |
REGOLAMENTO UE 2026/52 “Case Green” | ═► 50 ANNI, Periodo studio GWP nell'APE |
NORMATIVA CAM | ═► 100 ANNI, Vita utile edificio |
EPD e durata di vita utile
Le norme di riferimento per le Dichiarazioni Ambientali (EPD) e la RSL
La norma UNI EN 15804 definisce le regole quadro europee per elaborare le Dichiarazioni Ambientali di Prodotto (EPD) nel settore delle costruzioni.
A questa norma fanno riferimento le Regole di Categoria di Prodotto per i prodotti da costruzione, pubblicate da EPD International, PCR 2019:14 Versione 2.0.1 che servono a attuare la valutazione di prestazione ambientale dei prodotti.
RSL-Reference service life o durata di vita utile
Alle PCR 2019:14 si sommano le Regole Complementari di Categoria di Prodotto specifiche Vetro (c-PCR-009, con riferimento alla norma EN 17074) e porte e finestre (C-PCR-007, con riferimento alla norma EN 17213).
Nelle norme di riferimento delle Regole Complementari di Categoria di Prodotto troviamo indicata la RSL (reference service life o durata di vita utile) considerata per lo studio del ciclo di vita (LCA) che porta alla pubblicazione della Dichiarazione di Impatto ambientale di prodotto (EPD) :
–per vetrate isolanti si considera una RSL di 30 anni
–per porte e finestre si considera una RSL di 30 anni che può essere aumentata a patto che vi siano istruzioni adeguate, parti di ricambio ecc.
Le conseguenze del corto circuito
Il Regolamento UE 2026/52 impone un periodo di studio convenzionale di 50 anni per il calcolo del GWP; se incrociamo questo dato con i 30 anni di aspettativa di vita della vetrata isolante e del serramento previsti nelle C-PCR e i 100 anni di vita utile dell’edifico richiesti dai CAM, emerge questa situazione:
-Sostituzioni obbligate nel calcolo: Nel computo del GWP a 50 anni per l’APE, il progettista dovrà inserire a simulazione almeno una sostituzione completa dei componenti vetrati, raddoppiando l’impatto di Embodied Carbon della facciata. Se guardiamo ai 100 anni dei CAM, le sostituzioni aumentano e sostituire una vetrata isolante e/o un serramento al ventesimo piano di un edificio non ha solo un costo economico enorme per la proprietà ma anche un costo ambientale che demolisce l’LCA (Life Cycle Assessment) e l’impronta di carbonio dell’edificio.
-Il paradosso del degrado prestazionale: Il GWP misura anche i consumi energetici in esercizio. Tuttavia, se, ad esempio, consideriamo che la concentrazione di gas della vetrata isolante può diminuire nel corso del tempo, la trasmittanza termica (Ug) peggiora ed un edificio progettato in classe NZEB (Near Zero Energy Building), specie se con ampie superfici vetrate, inizia a disperdere energia oltre i parametri calcolati; il calcolo del GWP a 50 anni rischia quindi di basarsi su prestazioni energetiche teoriche sempre costanti se non viene considerato il calo naturale ed inevitabile di prestazione.
Durata convenzionale standardizzata e durata reale
La durata di vita utile indicata nelle norme e nelle C-PCR di categoria di prodotto rappresentano chiaramente una durata convenzionale standardizzata per permettere il calcolo statistico e comparativo degli impatti ambientali dei materiali. Questo dato non riflette la durata reale del prodotto (che spesso può essere superiore se l’edificio non viene ristrutturato prima), né costituisce in alcun modo una forma di garanzia commerciale o legale da parte del produttore.
Dal “prodotto commodity” al “recupero della prestazione”
Per colmare il gap tra delle differenze di RSL tra i vari prodotti (100 anni l’edificio e 30 anni vetrate isolanti e finestre) la filiera della trasformazione del vetro deve fare un salto repentino. Non basta più vendere vetro al metro quadro o il serramento al pezzo. Diventa necessario iniziare a pensare in termini di reversibilità e recupero prestazionale, ovvero a come sia possibile fornire istruzioni e soluzioni che permettano il mantenimento o il recupero prestazionale del prodotto in esercizio; un terreno di discussione (e di business) straordinario.
Andrea Stevanato, Responsabile Tecnico Civ System – Civ Consulting






